Le sale conferenze Motus Animi

lunedì 29 aprile 2013

Taranta e Salento: il Sud differente


In un millennio di riti e lavoro, gioia e sofferenza, nel Salento abbiamo costruito un architettura di paesaggi e villaggi, di rapporti umani talmente perfetti nella loro funzionalità che seppur ingiusti come feroce e ingiusto è l’animo umano, si è ispessita in una radice tutt’una con la tettonica del Mediterraneo.
Chi vuole pensare al Sud come periferia del mondo qui deve ricredersi, perché il Salento in realtà stacca vertiginosamente il suo silenzio dal mutismo del Sud, e si manifesta quale centro di attrazione dell’Europa riportando al Mediterraneo la cifra di un perenne centro dell’umanità.
Di fronte la Grecità e l’irrequietezza balcanico-islamica, a sud il confronto con la Palestina arabo-giudaica, a nord il rapporto di amore/riserva/energia con l’ ambrosianesimo cristiano.
Distante e sempre in conflitto con il leviatano romano. E piano piano, riscaldata, agitata e  maltrattata dallo scirocco egizio.
La crisi del presente ha forme di caos personale e di disordine aritmico, insonnie urbane immotivate e nutrite da paure prodotte dalle continue finzioni, a cui la partecipazione ad una società di global-vanity ci obbliga, con nostro grande piacere e divertimento.
Ma tutto questo si insinua nell’anima, nella psiche, nei desideri come un malessere a cui ci sentiamo legati più per la sua inutilità che per la sua intensità
Ciò che cerchiamo e non lo sappiamo è vita, o meglio la sua realtà, chiamata correttamente ‘vitalità’.
Un segreto che pochi sanno è che la vitalità nasce come un fiore, frutto, albero o quello che volete, solo quando ci svegliamo davanti a qualcosa di autentico e sincero.
Se riuscisse a mantenersi autentico il Salento riuscirebbe nella sua missione di essere opportunità,  per liberarci dal malessere intellettuale e psicologico dato dall’assenza a noi stessi, dall’assenza di un esempio, dall’assenza di un via di passaggio ad una vita autentica, e non più immalinconiti da una vita di passaggio.
Il fuoco o il santuario di questa autenticità salentina è il tarantismo, bibbia della sofferenza e della gioia originale di un popolo e di una comunità stellare, di cento e più paesi, di cento e più villaggi circondati dal mare, bruciati dal sole, ma in cui i rapporti umani erano e sono ancora alieni da certe schiavitù ataviche, che tanto hanno distrutto e inferocito il resto del Sud.
Questo vuol dire nascere  e crescere fra due mari.
E’ un altro Sud, un Sud differente da quello che tutti oggi dipingono con l’esotismo dei dialetti, delle maioliche,
delle camicie bianche. Un Sud a cui attingono a piene mani gli scrittori di commedie fast food e i cercatori di rendite letterarie su gialli e pseudo epica di mafie e affini.
Idiozie buone per tour operator a corto di argomenti, per assessori senza ispirazione e per l’orgoglio ignorante male-educato a tv e calcio.
La taranta è altro e il Salento è da sempre un altro Sud e oggi ancor più di ieri. Ma è necessario insegnare a capirne i valori e la verità, la sostanza e la storia.   Abbiamo bisogno anche noi salentini di una nuova esegesi dei luoghi, per combattere la melassa che ci vuole sommergere.
E’ necessario parlare di mistica, capire cosa non è il tamburello prima dire che sia il battito del cuore, cercare di dare significati alla voce dei campi.
Taranta e tarantismo sono stati un matrimonio con il veleno del ragno e della ragnatela, metafora del rimorso del non fatto e della prigione in cui si trasforma una vita di ri-morsi.
C’è da fare adesso, altro e molto .
La terra è ancora nostra madre e questa terra ha solo bisogno di liberarsi dai ragni e dalle ragnatele.
Da più di 500 anni sa come fare  ed ora lo insegna al mondo.