lunedì 8 settembre 2014

Lecce presenta il suo programma come Capitale della Cultura 2019.

fonte: Quotidiano di Puglia

LECCE - Tempo scaduto: oggi il Bid Book, cioè il progetto per fare di Lecce la Capitale europea della Cultura nel 2019, partirà alla volta di Roma, diretto al ministero per i Beni culturali e il Turismo. Poi, il pacchetto di idee, investimenti, cantieri e proposte messo a punto dallo staff di Lecce2019 e dalla città sarà valutato dalla Commissione Ue. Un esame attento e puntiglioso, essendo questa la seconda manche della partita per conquistare il titolo. La seconda e agguerritissima contesa fra le concorrenti ancora in gara che, oltre a Lecce, sono Cagliari, Matera, Perugia, Ravenna e Siena. 

Oggi, quindi, il Bid Book partirà per Roma. Poi il 6 di ottobre la Commissione esaminatrice sarà in città per una visita e un approfondimento dei contenuti del dossier. Una settimana più tardi, il 15 ottobre, una delegazione dello staff di Lecce2019 insieme al sindaco Paolo Perrone partirà invece per Bruxelles per l’esame conclusivo. E da quel momento non resterà che attendere di sapere se gli sforzi profusi in questi lunghi mesi hanno dato frutti; se la strategia che ha eletto Lecce a catalizzatore dei finanziamenti del Poin fra l’estate e l’autunno del 2013 contribuirà o meno a disegnare nell’immaginario dei commissari la Capitale del barocco che verrà; se c’è e potrà germogliare, fra le antiche Mura e il Castello, il seme della Smart City tanto cara all’amministrazione comunale.

Perché la sfida per Capitale della Cultura nel 2019 da un lato è già stata determinante per far confluire sul capoluogo opportunità di sviluppo e risorse che, altrimenti, non sarebbero arrivate tanto copiose; dall’altro, in caso di vittoria, potrebbe rivelarsi un trampolino di lancio per la crescita, in primis turistica, come mai la città ne ha avuti fino a oggi. Dunque, dita incrociate e fiducia, che pure il sindaco Perrone coltiva senza grande clamore, ma tenacemente, perché questa candidatura porta, in calce, la sua firma. 

Intanto Palazzo Carafa dovrà stringere la cinghia e rastrellare fino a cinque milioni di euro dal 2014 al 2021, per un impegno economico medio, ogni anno, di circa 600mila euro. L’assessore al Bilancio Attilio Monosi ha promesso tagli alle spese «di importo pari alla somma destinata a Lecce2019». Quindi giù bollette e consumi, le spese per le auto di servizio, e via così, nel solco di una spending review peraltro già tracciata dai Governi degli ultimi tre anni. 

Le somme risparmiate dal Comune, insieme a quelle della Regione e del ministero, confluiranno sui progetti ambiziosi contenuti nel Bid Book. A partire dalla “EUtower, la Torre d’Europa”, che sorgerà sulle coste salentine qualora Lecce dovesse ottenere il titolo. Un simbolo di accoglienza e ospitalità nel territorio, il Salento, che si propone come ponte del Mediterraneo. La Torre è inserita nel programma di investimento territoriale integrato per Lecce2019 condiviso dalla Regione Puglia con delibera del 1 agosto e sarà realizzata in legno, sarà alta circa 40 metri e costerà quasi sei milioni di euro. 

Ancora. Nel Bid Book i commissari potranno leggere tutti gli interventi messi in calendario da Lecce2019 per la futura, aspirante Capitale: una diversa offerta di beni e servizi culturali; un miglioramento dei servizi socio-sanitari; una smart city al servizio dei cittadini e delle imprese; grandi cambiamenti infrastrutturali e di mobilità. 

Il conto alla rovescia comincerà oggi, quindi, e in poco più di un mese si saprà se Lecce, la Firenze del Sud, diverrà la prossima Capitale europea della Cultura nel 2019.
P.Anc.