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venerdì 22 maggio 2015

La Puglia protagonista con il Salento sulle reti Rai


fonte: Mondo in Tasca

Il Salento, ancora una volta, è stato protagonista assoluto del documentario di Linea Blu, la storica trasmissione televisiva da sempre impegnata nella diffusione e sensibilizzazione della cultura dell'ambiente e del mare, in onda il sabato pomeriggio su Rai 1. Dopo i servizi su Porto Cesareoil Ciolo ed altre località salentine, in questa puntata  la conduttrice Donatella Bianchi ha sviluppato il percorso che si snoda dalle Cesine fino Castro. La zona archeologica di Roca, famosa per gli insediamenti a partire dalla città messapica del IV secolo, lo splendore di San Foca sono alcune delle bellezze paesaggistiche inserite all’interno dell’intero reportage. 
Il turismo a tutela del territorio Questa parte sconfinata di Puglia, terra di elleniche, romaniche ed italiche genti è solo da vivere. E’ terra in cui vivere e far vivere un turismo massiccio e non di massa. Un turismo che faccia da argine, 365 giorni l’anno, contro le deturpazioni, gli scempi, le distruzioni che qualcuno pensa di perpetrare a fini speculativi, falsamente economici. Una terra così non può essere oltraggiata, seviziata da stranieri per soli interessi commerciali, per soli interessi espansionistici, giustificati da un progresso che cancella, annienta secoli di storia, secoli di bellezza naturale, paesaggistica, storica, ambientale. Non c’è bisogno di guerre di religione. C’è bisogno di un turismo stanziale che sappia far comprendere le ragioni della salvaguardia, della tutela, della conservazione del sacro suolo, del sacro sangue di uomini e popoli che hanno costruito il loro futuro, il loro avvenire, la loro storia, il futuro delle generazioni. Un turismo che faccia da sana barriera a chi deve capire che ogni scempio perpetrato è una ferita insanabile inferta contro l’uomo, contro Dio, contro chi ha ricevuto dei doni e ha il dovere di custodirli gelosamente. Migliorandoli, non svendendoli ai mercanti dell’affare, del profitto. Un turismo che sia incisivo, costante, permanente e mirato a coniugare il progresso delle scelte passate con quelle future, che devono coincidere e non eliminarsi a vicenda. Un turismo che provochi e promuova un progresso sostenibile, senza oltraggi, dissacrazioni e sacrilegi. Un turismo vero, fonte di investimento razionale e lucido per trasformare in meglio la vita, senza doverla peggiorare, diventando strumenti di vita e non di morte, attraverso un commercio diffuso, attraverso la valorizzazione delle arti, dei mestieri, delle professioni, incentivando i settori della imprenditoria intelligente e produttiva, fonte di ricchezza. Rilanciando l’agricoltura, l’artigianato, l’arte pittorica ed architettonica con i prodotti tipici della sua terra. 

Dall’alimentazione alla pietra, dal mare al sole. Di questo e di null’altro, il Salento, ha bisogno. Non perdere la propria identità. Favorire ed incoraggiare solo il turismo creativo. Il turismo della memoria, della storia. Il turismo all’avanguardia, cioè residenziale, grazie al quale diventare un tutt’uno con questo mondo. Sposarlo intimamente e coscientemente, sapendo di dover svolgere una missione di salvezza. Uno sposalizio d’amore e non d’interesse. Una unione sponsale con l’intento di educarsi ed educare al rispetto di ciò che si e ricevuto, di ciò che si possiede, di ciò che deve diventare proprio per sempre. Un turismo che respinga, come i frangiflutti, le incursioni barbariche, le invasioni devastanti e devastatrici di gente senza scrupoli, senza coscienza, senz’anima. Mentre, da un lato, gli sforzi di molti e di tanti, ma non sufficienti, evidentemente, sono protesi a far conoscere la parte più interessante e storicamente valida della Puglia, dall’altro, è ancora in agguato il rischio, il pericolo che ruspe della irrazionalità si affaccino sui bei litorali per costruire le cosiddette cattedrali del progresso. Questo deve essere e può essere scongiurato se gli italiani, gli stranieri cominceranno ad insediarsi stabilmente in loco, creando una cortina, un muro altissimo di coscienze, di coscienze, di menti pensanti, di residenti pronti a difendere i loro scrigni di beni preziosi. Di quei beni che se distrutti non potranno più essere recuperati, ricostruiti e né potranno più essere fruibili, immiserendo ed impoverendo solo gli uomini e la loro storica cultura dell’appartenenza.
(08/05/2015)