Curare quindi la fibrosi, significa prevenire forme più gravi della malattia. Per questo motivo la società scientifica internazionale, negli ultimi dieci anni, si è concentrata sullo studio della fibrosi e sulle metodiche per la sua misurazione, ovvero quanto é fibrotico il fegato.”
Per quantificare ciò, si usa tradizionalmente la biopsia epatica, che però comporta dei rischi per il paziente, negli ultimi anni si sono fatte avanti nuove tecniche meno invasive, con rischi pari a zero, si tratta del fibroscan, dell’elastonografia, entrambe metodiche disponibili sul territorio salentino, anche se non rimborsate dal sistema sanitario regionale.
Il paradosso é infatti che queste misurazioni, che servono per classificare i pazienti che hanno diritto gratuitamente al farmaco anti – epatite C, siano però a pagamento.
Durante il corso si discuterà anche della necessità di distribuire il farmaco a chi ha un fegato poco fibrotico, proprio per avere maggior successo di guarigione, oggi lo Stato riconosce la terapia solo a chi ha un valore di fibrosi molto elevato, quindi quando la malattia è già in stato avanzato. Gli esperti porteranno la propria esperienza con i successi che il nuovo farmaco dà sopratutto nei pazienti meno gravi e che vedono scomparso del tutto il virus dell’epatite C, contrariamente a chi ha già un tumore del fegato, dove invece i risultati sono meno positivi.
Interessante su questo punto sarà il confronto tra Italia e Svizzera, proprio con le relazioni dei relatori Cerny e Berzigotti.
L’evento prevede anche una prova pratica, alla fine della seconda giornata, durante la quale gli iscritti potranno imparare come si eseguono le nuove metodiche di misurazione direttamente su pazienti volontari.
crediti formativi: 8,5
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