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lunedì 12 dicembre 2016

Turistico o d'autore, sfida tra maxi alberi per il Natale

fonte: Repubblica

È solo un’esile guglia, su cui s’arrampicano numeri e musica. Eppure da quell’obelisco che cita il barocco del sud, che sa di Settecento e di macchine popolari da festa o devozione, parte il corto circuito. Sarà quel pinnacolo contemporaneo partorito dalle visioni di Mimmo Paladino a fare da contraltare a luminarie ed eventi dettati da grandeur politico- istituzionale. «Ma se questo accade, avviene per caso: non faccio opere per polemica o agonismo — premette l’artista — un po’ come fu per la Montagna di sale, opere che sono il frutto dell’incontro con un luogo ».

Nelle ore della lacerazione post referendum, una più sottile sfida s’accende tra gli Alberi del Natale napoletano. Il più largo e accessoriato sarà una piccola fortezza vestita d’abete che troneggia per 40 metri (apertura l’8 dicembre, resterà quasi fino a marzo) sul lungomare Caracciolo: pensato dal Comune guidato da Luigi de Magistris, è opera della società Italstage che s’è aggiudicata l’appalto, ha provocato molte curiosità e qualche furioso dissenso degli ambientalisti del No, culminato persino in scambio di insulti con un soprintendente. E sarà, con il suo volume simile a un palazzo da 14 piani, la strenna più robusta per i turisti che potranno abbracciare il golfo in uno sguardo.

L’altro, scheletro più nudo e fiero, vestito solo di suoni e d’un intenso blu mediterraneo, firmato Paladino, è l’opera d’arte che sale invece per venti metri. E svetta tra vicoli cortili e scale dei Quartieri Spagnoli, cuore del centro storico. Il committente è un privato: il progetto sociale di Foqus, esempio di rigenerazione urbana promosso nell’ex Istituto Montecalvario da Rachele Furfaro con Renato Quaglia (rispettivamente ex assessore bassoliniana ed ex mente del Napoli Teatro Festival), che sull’antica collina spagnola hanno insediato imprese e scuole, aziende pubbliche e start-up, insieme a centri di meditazione e coop per la formazione.

Da lì, per «favorire l’incontro di questi bambini con un’altra idea di bello», è stato breve il passo di chiedere a Paladino una variazione sul tema di quell’Albero della Cuccagna già esposto a Lecce per Achille Bonito Oliva. E l’obelisco blu diventa, nella nuova rielaborazione, «qualcosa di più intimo e semplice, che dialoga con questo territorio in particolare, e non a caso saranno i bambini dei Quartieri a partecipare tinteggiando la parte bassa — spiega il maestro — Un’idea che vuole porre un elemento di riflessione in più adatto al tema del Natale e al momento storico che viviamo. D’altro canto, l’Albero che esponemmo a Lecce fu smontato, si tratta di opere temporanee perché non hanno una vera consistenza scultorea e rivivono sotto altre forme».

La guglia sarà issata (a partire dal 15 dicembre, sempre aperta ai visitatori) nel cortile di Foqus, accompagnata dalle luci di Cesare Accetta e dai suoni che sta ultimando il compositore Pasquale Scialò, per diventare installazione definitiva e “cifra” di un modo di intendere la riqualificazione. La nascita della Guglia blu si inscrive, tra l’altro, in un progetto più ampio: l’artista sta elaborando uno storyboard, pensa a un cortometraggio. «Mi piacerebbe farlo con il poeta Aldo Nove, stiamo fissando il racconto».

Ma cosa pensa Paladino dell’altro Albero, quello con terrazze e ristoranti su cinque livelli, e una base da 400 tonnellate? «Io di Napoli — sorride con un filo di distanza — amo il suo paesaggio così com’è. Che poi ci siano delle presenze, delle idee, per
 fortuna temporanee, va bene. Ma non credo che ci sia troppa necessità di caricare ulteriormente, di nuovi segni, il profilo della città. Certo, lo so che ci sono persone a cui piace. Ma ritengo questo luogo già enormemente attraente. Ha la sua grande tradizione di musica e teatro, bellezze naturali a iosa, un’umanità unica al mondo. Ed è su questo sconfinato patrimonio, secondo me, che bisognerebbe puntare, accendendo tutte le luci».