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lunedì 13 marzo 2017

Da turismo e agricoltura una spinta al Pil della Puglia

Fonte: Sole 24 ore
Agricoltura, domanda interna ed export in crescita anche nel 2017, con performance migliori in agricoltura - con un incremento dell’1,2%, in linea con il 2016 (+1,6%), ma lontanissimo dall’exploit del 2014 (+7,9%) - seguito da domanda interna (+0,7%) ed export (+1,7%) in recupero dopo la flessione dell’1,4% dell’anno scorso. Secondo le stime dell’osservatorio dei Territori di UniCredit l’economia pugliese del 2017 si presenta in sostanziale continuità con il 2016, anno che ha segnato un Pil positivo dello 0,5%, molto vicino al dato nazionale (0,7%).
A guidare la crescita nel 2016 sono stati soprattutto agricoltura (1,2%), edilizia (+0,5%) e servizi (pure 0,5%). In recupero anche l’industria quasi in parità, -0,1%, rispetto al calo del 2% del 2015. Crescono meno («Molto timidamente»- dice il segretario generale Cgil Puglia, Pino Gesmundo) gli investimenti fissi lordi, da +0,6 del 2015 a +0,4% del 2016, dato che, per il secondo anno consecutivo, interrompe la serie negativa del periodo 2008-2014 (diminuizione cumulativa del 41,45%). Segno più, 0,4%, anche per le aziende attive nella regione nel 3° trimestre 2016 in tutto 331mila, dunque sopra la media italiana (+0,1%). Insomma una Puglia che «continua a crescere, anche se ad un ritmo contenuto», come dice Pietro Sambati, direttore della sede di Bari di Bankitalia, citando l’aumento di fatturato del 18% delle imprese pugliesi nei primi nove mesi dell’anno.
Nello stesso periodo anche le vendite hanno tenuto, in particolare quelle del settore meccanico ed agroalimentare. Quest’ultimo resiste infatti alla crisi e promette di resistere anche nel 2017 grazie al “made in Puglia”, forte di ben 251 dei suoi prodotti alimentari inseriti nel patrimonio culturale nazionale. Buone prospettive nel 2017 anche per la Puglia turistica. I numeri ottenuti nei primi 10 mesi del 2016 - ovvero 3,3 milioni di turisti, al di sopra del dato definitivo 2015, con arrivi totali aumentati del 6,4% e presenze del 3,2%, e crescita dell’incoming dall’estero (specie da Germania, Francia, UK,Svizzera e Usa) con il che il tasso di internazionalizzazione è salito dal 21,8% al 23,2% -fanno ben sperare per i flussi turistici 2017.
Si punta a consolidare il primato attrattivo di Gargano e Salento (insieme rappresentano il 57% dell’incoming nazionale ed il 68% dei pernottamenti dei primi 10 mesi del 2016) per quanto arrivi e presenze sono cresciuti, rispettivamente del 12 e del 14%, soprattutto a Bari e sulla costa barese. «Questi risultati –spiega Giuseppe Coppola, presidente sezione Turismo di confindustria Lecce - sono il risultato di anni di promozione fatta dalla regione.Ora dobbiamo fermarci ed organizzare l’accoglienza, migliorare gli standard dei servizi, obbligare i comuni turisticamente rilevanti ad avere, per esempio, vigili turistici, interpreti. E poi si deve potenziare la rete dei trasporti interni che va organizzata soprattutto nel Salento».
Stime su arrivi e presenze nel 2017? «L’attenzione al nostro territorio c’è, ma la sfida vera –conclude Coppola - è fidelizzare i turisti, soprattutto stranieri, garantire servizi. Se non facciamo errori anche il 2017 sarà positivo». Anche puntando sui mesi spalla, da marzo ad ottobre, e invernali, su servizi e prodotti integrati, favorendo i flussi di viaggi eco-friendly.
Non mancano però segnali di crisi proprio in un comparto fondamentale per l’economia regionale come l’aerospazio. È il caso del ridimensionamento, già da questo gennaio, dell’ex stabilimento Agusta Westland di Brindisi (oggi Leonardo Elicotteri), fulcro del polo elicotteristico ex-Finmeccanica: l’ad, Mauro Moretti, ha infatti comunicato alla regione la volontà di restituire i 3 milioni di euro previsti in un contratto di programma firmato nel 2012. Non è possibile garantire - ha scritto in sostanza Moretti - il livello occupazionale concordato in sede di firma dell’accordo, ovvero 502 addetti annui nel triennio 2017-2019, a causa della crisi del mercato elicotteristico e della riduzione dei carichi di lavoro».
Più giù di Brindisi c’è poi l’area di crisi di Taranto con i lavoratori a rischio (come i 500 del Terminal Container) o già licenziati, come i 46 della Cementir che forse otterranno in questo 2017 un altro anno di Cig. Resta poi da capire se, sempre in tema di lavoro, si ripeterà il calo delle assunzioni verificatosi nel 2016 (6,7% rispetto al 2015), quello dei contratti a tempo indeterminato (33,1%) e se ci sarà il bis del boom dei voucher, quasi il 30% in più sul 2015, da 4,4 a 5,7 milioni.
È proprio sul consolidamento della crescita che puntano le politiche industriali della regione che, affidandosi ai fondi Ue, promettono, anche per il 2017, un’ulteriore accelerazione nella erogazione dei fondi del nuovo ciclo Ue 2014/2020. Soprattutto sul piano degli incentivi che, già nel primo anno, hanno consentito, a partire da luglio scorso, il varo di 2056 nuove iniziative imprenditoriali, investimenti per oltre 1,1 miliardi, aiuti richiesti per 418 milioni, 32.000 unità di lavoro operative.
«I risultati maggiori –spiega Loredana Capone assessore regionale allo Sviluppo Economico - vengono dai contratti di programma proposti da grandi gruppi stranieri (Germania, Usa, India).Sono pari alla metà della domanda complessiva». Quanto al credito alle imprese le criticità restano.
«Temo che anche nel 2017-spiega Domenico Favuzzi, ad di Exprivia (ICT)e presidente di confindustria Puglia – le difficoltà di accesso rimarranno. Le banche fanno poca finanza di progetto e danno risorse a chi non ne ha bisogno o bisogno limitato».